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Album: BASILICA DI S.CARLO - ULTIMA CENA

Titolo: “ SACRA CENA “ (tela di metri 3,70 x 0.50) interpretazione de “ l’Ultima Cena “ come omaggio a Leonardo già esposta ad aprile e maggio del 2004 in S. Maria delle Grazie, Milano – con analisi critica della poetessa Donatella Bisutti. Recensioni su: Il Giornale, l’Avvenire, Libero, Il Nostro Tempo, Vita Ambrosiana, Luoghi dell’Infinito, Il Corriere della Sera, Il Giorno. - Luogo: BASILICA DI S.CARLO AL CORSO (primo altare a destra)Corso Vittorio Emanuele - Milano - Periodo espositivo: I N P E R M A N E N Z A ----

Le immagini della sua Cena, che si svolgono in un continuum da sinistra a destra lungo una striscia sottile, sembrano l’impressione che su una pellicola potrebbe aver prodotto un’energia spirituale che rimane invisibile. Esse ci raggiungono da un al di là. Non ultraterreno, ma absconditus: dietro, o dentro rispetto alla realtà come appare alla vista prima, quella quotidiana. Quella di Schiavi è una radiografia operata dallo sguardo che ci dà conto dell’anima. Questi volti in qualche modo deformati, senza confine, sacre gelatine che mollemente traboccano, si espandono, quasi fondendosi una nell’altra, sono il coagularsi dello Spirito, il suo primo manifestarsi come materia tangibile. Questa Cena è un luogo di segni, cioè un codice compositivo sapienziale espresso per sequenze. La tela snoda un movimento che ritmicamente si rapprende e si allarga, seguendo un ritmo bifase che ripete un numero sacro, il 3 (la perfezione della Trinità). Bifase come sistole e diastole, inspirazione ed espirazione. Come il ritmo dell’universo nella sintesi Vita/Morte. Queste creature velate, queste maschere, indecise si direbbe persino fra maschile e femminile, drammaticamente protese in una danza che ne fa vorticare la forma, hanno orbite di teschi mentre quasi tutto il resto dei lineamenti è annullato, o ancora non delineato: in quelle orbite profonde e vuote è il nostro sguardo a smarrirsi, a ristare spaventato. Perché esse ci parlano della morte: ancora lo Spirito non ha dato piena forma alla materia che già essa è avviata alla propria dissoluzione e i bendaggi sono già quelli del sepolcro. In questo momento di festa, nella solennità gioiosa della cena già è in agguato la passione del Sepolcro: Schiavi ci fa cogliere nei fondi oscuri su cui si stagliano biancori cerei, avori preziosi, la compenetrazione del tempo, in cui presente e futuro sono una cosa sola perché il tempo interiore dello Spirito ha una misura unica, tutto è contenuto dall’inizio e tutto è profetico. Ma qui il velo del mistero, cui sembrano alludere le figure quasi tutte velate del quadro, è – per un attimo solo - sul punto di venire squarciato: e infatti queste figure squarciano il buio, così come la luce delle pennellate è sul punto di squarciare quei loro veli che sono forse anche sudari. Nel suo aprirsi e chiudersi il movimento che percorre la tela si controbilancia e alla fine non ha direzione: il braccio teso nella parte destra è speculare e compensatorio rispetto a quello che si allunga nella direzione opposta nella parte sinistra. Il risultato è una sorta di movimento immobile al cui centro sta, come la bolla d’aria nella livella, la figura accentrante ed equilibrante del Cristo da cui il moto parte e su cui si infrange. Perché Cristo è la risposta, epicentro di ogni energia. Se gli Apostoli sono senza sguardo anche perché sono ciechi, il solo ad avere sguardo nel dipinto è il Cristo: uno sguardo diretto verso il basso, ad esprimere la sua profonda pietà dell’Umano come Maschera, come Cecità. ----------- Donatella Bisutti------------- D. B.: scrittrice e poetessa: ha pubblicato “Inganno ottico” premio internazionale E. Montale 1984; è stata presidente de l’Association Européenne pour la diffusion de la Poésie; sue opere con Feltrinelli, Mondadori, Bompiani, Guanda, Interlinea, Viennepierre.